ATTACCO CHIESA COPTA ALESSANDRIA D’EGITTO

La risposta di un sacerdote copto al Grande Imam di Al-Azhar
Da alcuni religiosi solo timide condanne dell’uccisione dei “non musulmani”
ROMA, giovedì, 6 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito la risposta di un sacerdote copto egiziano, don Yoannis Lahzi Gaid, redattore del sito web della Chiesa cattolica di Alessandria (www.coptcatholic.net), alla dichiarazione del Grande Imam di Al-Azhar, del 2 gennaio scorso, in merito all’attentato alla Chiesa dei Santi di Alessandria, che aveva giudicato come una interferenza negli affari interni dell’Egitto le parole del Santo Padre all’Angelus di domenica 2 gennaio.

I copti, da lungo tempo discriminati, hanno chiesto e stanno chiedendo una giusta soluzione ai loro problemi per fermare tali ingiustizie. Le loro richieste si fondano da sempre sul principio della “Patria per tutti ma la religione per Dio” che, secondo il loro convincimento, è il fondamento di qualsiasi Stato civile e di qualsiasi civiltà evoluta. Purtroppo hanno ottenuto, – sempre in seguito all’accadimento di un attentato – sempre i soliti convenevoli e le solite parole di comprensione e di solidarietà temporanea che non saziano le loro necessità di potersi esprimere liberamente politicamente, socialmente e soprattutto religiosamente e di poter vivere serenamente senza avere paura delle oppressioni e delle minacce. I copti, in tutta la loro lunga e luminosa storia, non hanno mai richiesto l’intervento di Paesi stranieri ad aiuto delle loro problematiche, cercando di evitare le possibili recriminazioni da parte dei propri connazionali che avrebbero potuto vedere in tale ingerenza estera il tradimento da parte dei copti della loro Patria e scegliendo sempre la resistenza pacifica, nonostante il dolore, le ingiustizie e il silenzio perpetrato dalle Autorità nazionali.

D’altra parte, si vive in un mondo globalizzato in cui in tempo reale circolano le informazioni provenienti dall’intero globo, perciò è più che naturale, rispettoso Imam di Al-Azhar, assistere al levarsi di una moltitudine di voci internazionali dinanzi agli accadimenti aberranti dei molteplici attentati che si sono verificati e si stanno verificando, dinanzi alle intimidazioni di cui sono oggetto i cristiani, costretti per non essere sterminati alla emigrazione dal Medio Oriente. È naturale, quindi, sentire l’invito del Santo Padre Benedetto XVI, capo della Chiesa cattolica, a proteggere le minoranze perseguitate nel nostro caro Oriente. La cosa che sorprende, rispettoso Imam, non sono le parole del Papa, ma l’atteggiamento di alcuni responsabili religiosi e politici che rimangono inerti e in silenzio dinanzi ai molteplici omicidi di gente innocente; e che dinanzi alle ingiustizie perpetrate ai loro confratelli si limitano a pronunciare le solite raffinate frasi di condanna.

La cosa triste, rispettoso Imam, è che Al-Azhar, la massima Istituzione religiosa islamica, si limita solo a condannare timidamente attraverso cortesi dichiarazioni senza mai pronunciarsi chiaramente sulla questione della violenza e dell’uccisione dei “non musulmani”. Senza rifiutare chiaramente le fatwa islamiche che acconsentono, anzi invocano e legittimano, lo spargimento del sangue dei non musulmani e invitano ad appropriarsi dei beni e delle proprietà dei cristiani come fossero un bottino di guerra.

Strano è, rispettoso Imam, che lei come Imam (capo) di Al-Azhar, non si sia ancora pronunciato con una dichiarazione esplicita che proibisca l’uccisione dei non musulmani, non si sia ancora pronunciato con chiare parole volte a chiarire la posizione dell’Islam nei confronti della violenza, spiegando il significato della Jihad (guerra santa) contro i non musulmani, non si sia ancora pronunciato con una netta affermazione in grado di evitare qualsiasi interpretazione coranica da parte dei terroristi che inneggi alla violenza.

È vergognoso, rispettoso Imam, che quando parlano dei copti i fratelli della stessa patria, specialmente coloro che si definiscono “moderati” e “intellettuali”, il massimo che riescono a dire sia che essi sono “Ahl-Zimma” – affidati alla tutela islamica – una frase che distrugge ogni speranza di raggiungere una convivenza pacifica e civile basata sull’uguaglianza e sul rispetto. Poiché il termine ” affidati alla tutela islamica” è un termine che si radica per sua definizione sulla disuguaglianza, in quanto affida ad una parte il dovere di proteggere un’altra parte, e quindi consolida la classificazione, il razzismo e la discriminazione tra persone che dovrebbero essere eguali e tutelate unicamente dalla Costituzione e dalle Leggi dello Stato.

Rispettoso Imam le tragedie che vivono i copti quotidianamente sono molto più rilevanti di una visita di cortesia al Papa Shenouda III – Papa della Chiesa Copta Ortodossa d’Egitto -, molto più impellenti di dichiarazioni verbali, esse sono il segnale che in Egitto e nella maggior parte dei Paesi arabi manca l’”uguaglianza” tra i cittadini, esse sono il segnale che vige solo il concetto di Stato di polizia dove gli uomini della sicurezza e i religiosi sono allertati al controllo delle idee delle persone, dei loro atti e persino dei loro respiri.

La soluzione, rispettoso Imam, non si trova nel condannare le parole del Papa o degli Stati esteri ma nel curare le nostre malattie con le nostre mani. Né il Santo Padre né l’opinione pubblica internazionale avrebbero parlato se le nostre condizioni di sicurezza e di giustizia fossero state garantite, se le nostre leggi tutelassero i diritti di tutti, se non si trattasse una parte del popolo come “minoranza inquietante”, o solamente come esseri “Ahl-Zimma” – affidati alla tutela islamica -.

Nessuno sarebbe intervenuto, rispettoso Imam, se il nostro Paese fosse fondato sulla legge eguale per tutti, sulla legge applicata senza discriminazioni di religione, di lingua o di appartenenza politica. Nessuno avrebbe parlato, se il sangue dei nostri figli e dei nostri fratelli, non fosse stato versato senza colpa nel giorno del Natale e del Capodanno. Nessuno avrebbe parlato se i Paesi musulmani del Medio Oriente fossero stati accanto ai loro fratelli cristiani e avrebbero fermato questa emorragia di migrazione assicurandoli sulla loro tutela.

Nessuno avrebbe parlato, se i Paesi islamici fossero intervenuti contro il terrorismo religioso e l’integralismo islamico, che legittima l’uccisione dei cristiani, come invece è accaduto per delle vignette pubblicate ritenute offensive della religione islamica. Perché si afferma un diritto di alcuni esseri umani e si nega lo stesso diritto ad altri esseri? Perché si afferma il diritto di condannare qualsiasi atto o parola quando queste vengano considerate offensive per i musulmani nei Paesi occidentali senza dire mai che questo significa interferire negli affari interni di questi Paesi, mentre si condanna la “preghiera” del Papa contro i massacri, contro le ingiustizie?

Rispettoso Imam, nessuno sarebbe intervenuto se avessimo adottato un’unica misura di comportamento, se avessimo, da tempo ormai, studiato ed analizzato la nostra situazione interna, se avessimo risolto i nostri problemi con metodi civile e rispettosi di una legge eguale per tutti. E pronunciarsi ora con parole attestanti l’interferenza altrui nei nostri affari interni è un altro motivo di tristezza perché dimostra che abbiamo solo paura dello scandalo, che ciò che deve continuare è il “silenzio del resto del mondo”, che non vogliamo trovare una soluzione giusta, fattiva e veloce, vogliano solo sotterrare la testa sotto la sabbia invece di curare membra malate o addirittura reciderle.

Innocenti cristiani sono stati uccisi nella Chiesa di Nostra Signora del Soccorso a Baghdad per mano di terroristi che gridavano il nome di Dio e recitavano versi del Corano. Dei copti sono stati uccisi nel giorno di capodanno ad Alessandria per mano di integralisti che eseguono la volontà del loro Allah. Questa è la malattia, risiede in questo modo di interpretare i precetti coranici. Ma in questa stessa malattia si trova la sua cura. I sempre più frequenti massacri a danno dei cristiani che i terroristi stanno commettendo sono religiosamente e islamicamente accettabili? I loro versi coranici, i loro argomenti dottrinali si fondano sul vero? Questi terroristi sono veri fedeli musulmani? Queste sono le domande che necessitano di una risposta, rispettoso Imam, perché nella loro risposta persuasiva, si trova la chiave per arrestare o alimentare ancor di più i fiumi di sangue versati.

In sintesi, rispettoso Imam, il Santo Padre non ha interferito negli affari interni dell’Egitto ma ha solo parlato a favore dei cristiani oppressi e perseguitati, poiché la sua voce è sempre contro qualsiasi discriminazione o ingiustizia, contro qualsiasi uomo, cristiano o non cristiano, perché “il muto di fronte alle ingiustizie è un demonio”. Come dimenticare che egli ha condannato tutti gli atti di estremismo commessi contro cristiani e contro musulmani così come ha condannato tutte le azioni offensive dei sentimenti dei fedeli di qualsiasi religione.

Male sarebbe stato se Sua Santità avesse taciuto di fronte agli omicidi, ai massacri, alle persecuzioni, alle migrazioni forzate dei cristiani del Medio Oriente che si succedono davanti agli occhi di tutto il mondo. Male sarebbe stato se egli avesse chiuso gli occhi mentre le Chiese vengono profanate e saccheggiate e se non avesse fatto sentire la sua voce vedendo che i suoi figli vengono uccisi e perseguitati per il solo motivo di essere cristiani.

Rispettoso Imam, lei avrebbe dovuto ringraziare il Santo Padre per le sue vivissime condoglianze offerte ai suoi/nostri fratelli copti, che sono stati uccisi il giorno di Capodanno, invece di condannare le sue parole considerandole come un’interferenza. Lei avrebbe dovuto stendere le sue mani verso la mano del Santo Padre, tesa per sostenere il dialogo pacifico tra le religioni, invece di rifiutare le dichiarazioni e provocando contro di lui e, ovviamente contro ogni cristiano, l’inasprimento di una situazione già molto delicata rafforzando, involontariamente, ancor di più l’estremismo.

Che il Signore abbia pietà del nostro amato Egitto e allontani da esso ogni estremismo, violenza, intolleranza e semini nei cuori la Sua compassione al servizio della verità e della giustizia, per operare mano nella mano, al fine di stabilire l’uguaglianza, la pacifica convivenza e per costruire una nazione fondata sula libertà religiosa e sull’uguaglianza di diritti e doveri di tutti gli esseri. Che ci dia il coraggio di curare seriamente le malattie, anziché condannare persino coloro che vogliono il nostro bene accusandoli di interferire nei nostri affari.