Chi siamo

L’associazione Assisi Pax International è nata per offrire un progetto di pace, per quanto possibile, al di fuori dell’utopia.

Per A.P.I. la pace è possibilità concreta che può emergere da una cultura basata sulla positività.

La pace, nei secoli, non ha dato il meglio di sé perché troppo spesso presentata con discorso moralistico e consolatorio. Noi, d’altro canto, prospettiamo la pace come cammino concreto di civilizzazione umana. La pace è una meta che si sta configurando nel mondo. Chi riuscirà a leggerne per primo i contorni, avrà la possibilità di essere luce alla società internazionale.

Basandoci sulla capacità umana di impostare il rapporto interumano sulla positività di ognuno, noi possiamo creare un cammino di civilizzazione dell’umanità verso una situazione normale di pace. Pace infatti non vuol dire solo assenza di guerra, ma capacità dell’essere umano a rapportarsi al positivo, con quanto ne consegue in relazioni personali e sociali.

E’ importante convenire che l’attuale assetto culturale dell’umanità poggia su prevalenti rapporti conflittuali a tutti i livelli. Una simile cultura che caratterizza il mondo nostro dalla politica all’economia ai rapporti di varia natura, non può prevedere la pace come stato permanente dell’umanità, ma soltanto come sospensione temporanea dei conflitti. Pertanto la pace, in tale contesto, sta nel mondo dell’utopia.

Una civiltà di pace, invece, integra le varie positività e fa crescere l’interdipendenza sulla base dell’incontro e della solidarietà.

In Italia, oggi, c’è un’onda pacifista molto emotiva. Purtroppo manca un movimento che pensi la pace come realtà concreta da costruire con metodologia applicabile alla realtà quotidiana.
Assisi Pax International crede di avere individuato una strada per la pace applicabile con concretezza. Bisogna uscire dalla pace declamata per entrare nella pace programmata e perseguita con attenta vigilanza.

Quando si opera in zona pace, è da fare attenzione a non chiedere l’impossibile. Alla attuale società possiamo chiedere solo quanto è concretamente comprensibile dalla gente e dai capi, con un soldo appena di utopia in più. Altrimenti l’argomento pace viene ricollocato nel novero delle utopie buone per la piazza.

Questi sono alcuni punti di forza:
La pace non è un semplice spazio di tempo tra due conflitti, ma è modo di vivere, frutto di una civilizzazione non più basata sulla conflittualità, ma sulla collaborazione competitiva e sulla solidarietà, rapporti che nascono da una visione al positivo delle relazioni interumane.
E’ possibile creare una cultura in cui l’attenzione al positivo induce una nuova tipologia di rapporto interumano creativo di nuove opportunità. Dobbiamo smettere di credere che l’essere umano è solo e sempre dotato dei valori e disvalori che noi attualmente crediamo. Possiamo pensare all’Europa Unita come sperimentazione di un cambio di rapporti: da conflittuali produttori delle guerre e povertà dei secoli passati; ai nuovi rapporti attualmente esistenti che finora hanno prodotto pacificazione e aumento di ricchezza. Crediamo che ben pochi europei, oggi, sarebbero disposti a mutar cultura sui rapporti intereuropei, quali abbiamo.
Esaminando il concetto profondo di cultura umana, ci rendiamo conto come nuove culture possano essere create e nuovi valori possono essere indicati. In tal senso noi affidiamo come compito, ai singoli settori della convivenza umana, lo studio e la sperimentazione di come il positivo possa essere applicato alle singole situazioni ed ai singoli rapporti. Ad esempio, come è possibile una competizione in chiave di agonismo e non di antagonismo; o un rapporto economico sulla base della reciproca valorizzazione.
Nella situazione attuale la pace ha bisogno di interventi concreti; di chi abbia la capacità e possibilità di entrare dentro il più intimo delle situazioni ed operare dall’interno. Forse non è più il tempo della semplice diplomazia.
La nostra prospettiva di pace è ispirata al concetto di pace biblico ed evangelico (pace come ritorno all’Eden e cammino verso il Regno, con gli strumenti spirituali messi a disposizione); ed alla metodologia di san Francesco che comanda, come frutto di una “rivelazione” di Dio, di entrare nelle situazioni di conflitto ed operare dall’interno.

Fr. GianMaria Polidoro

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