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durante questi ultimi giorni ho incontrato personalmente molti di voi che mi hanno espresso valutazioni e pensieri sulla realtà dell’oggi. Ho anche ricevuto parecchie vostre mail e parlato molto via telefono. Tutto questo per me è stata occasione di riflessione che desidero trasmettervi come mi sembra sia mio dovere.
Ho notato sentimenti di preoccupazione e di speranza; soprattutto ho avvertito tanta voglia di “fare”, per portare alla nostra società ideali che sembravano vecchi e che invece sono nuovissimi. Tutto questo mi ricorda quello che san Paolo dice di Cristo Signore, venuto al mondo nella “pienezza dei tempi” (cfr. Gal. 4,4), cioè quando più gli uomini avvertivano la necessità di qualcosa di nuovo che desse nuova carica e nuova speranza per superare la sfiducia imperante. Ecco, questa sensazione desidero trasmettere a voi. C’è una forza che ci brucia dentro e ci fa sentire gente che ha voglia di essere luce nel mondo. E quando si è luce, si riscoprono cose che avevamo perso di vista o che avevamo un poco o tanto trascurato. La generosità, l’amore per il prossimo, il desiderio di rinverdire un forte senso di attenzione al lavoro, il piacere di sentire ogni altra persona come fratello e sorella, la spiritualità che sia capace di elevare a grandezza ogni materialità, il valore della preghiera e della meditazione che facciano riscoprire la bellezza di un silenzio dove matura l’operosità.
In altre parole sentiamo la necessità di coniugare l’attività materiale con quella spirituale in modo da fare sì che ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione sia contemporaneamente elemento di spiritualità e forza che fa crescere il lavoro umano. L’egoismo ci ha stancati; l’egoismo nostro e quello degli altri. Non ci piace più una vita dove si pensi solo a se stessi perché vivere è gioiosa condivisione; e la condivisione non concorda con l’egoismo. La tragedia di Haiti ci ha fatto ricordare di essere fratelli e ci ha posto tanti punti interrogativi sulla nostra stessa esistenza. Cosa è soffrire? Cosa è aiutare? Cosa è serenità? Cosa è morire? Cosa è sperare? Quanto bello sarebbe ripensare queste cose che possono ridonare la pace. Noi abbiamo riscoperto che la pace, se la vogliamo, deve fare riferimento allo spirito, alla comprensione reciproca ed alla voglia di sentire la fratellanza umana. Alla prossima nostra Assemblea (vi ricordo il 27e 28 febbraio) vi prego, di portare con voi questo desiderio di riscoprire i valori e di agire in conseguenza. E chi non viene alla Assemblea, faccia ugualmente meditazione sui valori che dobbiamo riportare nel nostro mondo. Questo è il compito di Assisi Pax.
Ed ora vi saluto fraternamente. Dio vi benedica.
fr. GianMaria Polidoro
2/4/2010 8:59:03 AM

