PAPA FRANCESCO CONTRO LA GUERRA

Papa Francesco contro la terza guerra mondiale (inviata da AG DE ROBERTIS)

«Quando parlo di guerra, ne parlo sul serio, ma non si tratta di un conflitto religioso perché tutte le religioni vogliono la pace. Qui si tratta di guerre fatte per interessi, soldi, risorse, dominio di popoli».

Queste parole pronunciate da Papa Francesco ci fanno fare un salto in avanti nel rapporto interreligioso. Non si tratta più di dialogo inteso a produrre dibattiti e intese future, ma di una dottrina comune, già esistente ed implicita in ogni confessione, incentrata sulla nonviolenza; quasi si fosse in presenza di una religione sola, declinata nei vari luoghi in maniera diversa. L’assenza di distinguo o di avversione a questa frase provenienti da un qualunque altro gruppo di religiosi, significa una sostanziale accettazione della ineluttabilità di questa nuova dottrina unitaria ed unitiva. La pace è un luogo ed una modalità condivisa da tutti dal quale sono esclusi solo i violenti. Il passo successivo verso la universalità degli altri messaggi connessi alla nonviolenza -che sono il perdono e la carità- avverrà con la necessaria gradualità e le dovute sfumature. L’intera operazione dottrinale già avviata da Papa Bergoglio con la indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, è quindi evidentemente fondata sulla centralità di queste componenti della teologia che non possono non essere comuni anche alle altre religioni e che lui già sapeva esserlo.

La cattolicità si fa portavoce di questa apertura verso teologie antiche e necessariamente universali ed unitive.

Quindi il salto in avanti, pur ardito, è un meraviglioso salto di civiltà cui tutti sono chiamati a contribuire e che è una risposta alta ed appropriata alla sfida della barbarie ancora diffusa nelle porzioni meno acculturate della popolazione mondiale. Barbarie che si esprime con eccidi inesprimibili ma anche con altro tipo di violenze -più subdole- diffuse nel mondo della economia, della finanza e della gestione della cosa pubblica. Anche in questi spazi alla violenza deve sostituirsi la prassi della “collaborazione” tra le varie parti della società; “collaborazione” che già troviamo invocata da Leone XIII nella Rerum Novarum e sempre invocata da vari Papi fino ad oggi. È il nucleo della dottrina sociale della Chiesa,

Non v’è altra strada, se è vero come è vero che financo lo Stato è divenuto il maggior nemico della gente comune che si sente -ed è- perseguitata perennemente da regole e tasse ormai solo vessatorie che rispondono solo agli interessi della struttura burocratica e dei suoi sodali.

Non v’è altra strada anche perché è di assoluta evidenza che la prassi consumistica e capitalistica -fondata sull’alleanza tra grande impresa e Istituzioni pubbliche- non riesce a perpetuarsi senza sostegni sempre più fantasiosi e di improbabile efficacia.

Questa accelerazione nel processo di rielaborazione del rapporto con le altre religioni riempie un vuoto di leadership culturale che nelle nostre società si esprime in personale politico assolutamente inadatto alla missione istituzionale e privo delle pur minime cognizioni necessarie all’espletamento di un ruolo pubblico.

La traccia è stata realizzata dal Papa venuto dalla fine del mondo ed è molto chiara, serve solo rimboccarsi le maniche…

 

Bari, 29.7.16                                    Canio Trione (OBED – Bari University)