A PROPOSITO DELLO “SPIRITO DI ASSISI” (che in Assisi, anche in questo anno 2017 viene ricordato)

Il pericolo maggiore che corre la vita della Chiesa è il concetto del potere che affascina, ma che è quanto di più lontano da una visione spirituale. Il potere, infatti, è fuori del mondo in cui vive la Chiesa. Il potere è la mondanizzazione della Chiesa.

Certamente non si deve pensare la Chiesa come una realtà eterea; perché la Chiesa è realtà fatta di carne, ma che non segue le leggi della carne. Anche qui dobbiamo essere profeti di una civilizzazione futura che ci insegni a distinguere il sociale dal potere inteso come dominio.

Ma diamo uno sguardo alla spiritualità nella Chiesa; spiritualità che non sembra a tutti chiara. Mi riferisco alla Giornata mondiale della pace tenuta in Assisi il 27 ottobre 1986 da Papa Giovanni Paolo II. In tale occasione vennero invitati tutti i Rappresentanti delle diverse religioni nel mondo.

Giornata indimenticabile, importante. Un passo avanti e coraggioso della Chiesa, criticata anche fortemente al tempo. Poi fu lo stesso Papa Giovanni Paolo II a dare nome all’avventura: “Lo Spirito di Assisi”. Quante volte ho sollecitato i miei confratelli francescani ed Assisi a dare corpo e visibilità a tale espressione! Ma non ci fu attenzione o coraggio o inventiva. I francescani non seppero prendere al balzo l’opportunità che prevedeva un grosso impegno, ma anche un grande rinnovamento. Noi ci domandiamo ancora cosa significhi “Lo Spirito dfi Assisi”. I più l’hanno inteso e l’intendono ancora come invito a pregare per la pace. Certamente fu invito a pregare. Ma non solo a pregare.

Lo “Spirito di Assisi” non è solo riconducibile all’ “essere insieme per pregare”, come comunemente si dice, ma è stato frutto di una intuizione più profonda. Il Papa chiamando a raccolta i Rappresentanti delle varie Religioni del mondo, dietro ed insieme al concetto della preghiera, ha voluto lanciare un messaggio che ancor oggi non è pienamente compreso. Ha voluto indicare il discorso spirituale come motore di sviluppo anche sociale a livello mondiale; e cioè ha inteso dire che i mutamenti che si desiderano per creare un mondo migliore o sono frutto della spiritualità o non riescono ad avere consistenza. Ha voluto intendere che la spiritualità (comune in vari modi alle varie religioni) è motore di sviluppo e di crescita. Per questo ha chiamato a raccolta le varie Religioni quasi per darsi e per dare un impegno ed una strategia comune che porti l’umanità alla pace. Pace che è visione positiva di tutta la realtà e quindi mutamento della nostra civiltà del conflitto in civiltà di pace.

Il Papa ha voluto che i Rappresentanti Religiosi di tutto il mondo fossero coscienti della forza anche sociale della spiritualità evitando così di sentirsi marginalizzati all’interno della società nostra che spesso dimentica il tema della spiritualità. Ricordate quando nell’Unione Sovietica ci si domandava con sarcasmo: “Ma quante divisioni ha il Papa?” Ebbene Giovanni Paolo II aveva una risposta da dare e che io sintetizzerei così: “Ha la forza della spiritualità che è più forte dei carri armati e delle bombe e degli eserciti”.
Il 27 ottobre 2011, nel XXV anniversario di quella giornata, Papa Benedetto XVI, con altrettanto ottimo intuito, ha dato questa interpretazione aggiungendo ai Rappresentanti religiosi, gli uomini di cultura da annoverare anche essi nel mondo della spiritualità. Non posso dimenticare di trascrivere qui la lettura prestigiosa che il Pontefice ha fatto della caduta del muro di Berlino. Leggiamo insieme: “A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande minaccia per la pace del mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale”.

( da TEOLOGIA SEMPLICE – Il guscio e il gheriglio – di GianMaria Polidoro)