SAN FRANCESCO

  Da Gesù aveva imparato che non ci sono nemici da combattere nel mondo. Il soldato armato non era un nemico; i ladroni che andarono al convento di Montecasale non erano nemici; il lupo di Gubbio non era un nemico.

In ogni uomo o donna, in ogni animale od altra creatura vedeva l’immagine di Dio o un riflesso della bellezza di Dio. Ovunque vi fosse lotta o contrasto egli si presentava e diceva “Il Signore ti dia pace”. Questo era anche il saluto che i suoi frati dovevano dire quando incontravano gente.

Un bel giorno Francesco andò in Egitto dove si svolgeva una crociata, perché desiderava fare pellegrinaggio nella terra di Gesù e per portare il saluto di pace. Non andò per combattere anche se si era nel bel mezzo di una crociata.

Si presentò davanti ai soldati egiziani e chiese di parlare nientemeno che con il Sultano che era il capo dell’esercito musulmano ed aveva nome Melek-el-Kamil. Il fatto era strano. Tra musulmani e cristiani vi erano innumerevoli barriere da superare.

C’erano differenze di civiltà, di lingua, di religione, di razza, di cultura, di interessi e tanti  altri motivi per non andare d’accordo ed odiarsi. Ma Francesco andò lo stesso. Quante barriere egli superò in quella occasione?

Non  conosceva la lingua e si fece capire; non era della stessa fede del Sultano e parlò di Dio; apparteneva ad un popolo diverso e creò amicizia; si era al fronte con due eserciti schierati a battaglia e portò pace. Tutto questo perché Francesco aveva imparato da Gesù risorto che la salvezza di tutti si trova nell’amore e nella pace.

E quando, a Santa Maria degli Angeli, fu vicino a morte, volle riconciliarsi con ogni momento della sua vita e fece scrivere a frate Jacopa, nobildonna romana, che venisse e gli portasse i panni ed i ceri per il funerale ed anche quei dolcetti che usava fargli a Roma. E cantò alla morte dicendo: ben venga mia sorella morte.

Per tutto questo anche oggi le campane suonano a gioia.

 La sera del 3 ottobre 1226, a Santa Maria degli Angeli, un uomo nuovo andava incontro al suo Dio. 

fr. GianMaria Polidoro