SOLDATI DI PACE IN SCENARI OPERATIVI

CONVEGNO 8 NOVEMBRE 2008. VEDI IN: DAL MONDO DI ASSISI PAX

UN COMMENTO
Dal 1961, anno dell’eccidio di Kindu, in cui rimase ucciso anche il Ten. Medico Remotti, ai giorni d’oggi, le condizioni di impiego dei servizi sanitari delle Forze Armate sono radicalmente cambiate.
Gli attuali scenari internazionali, infatti, hanno messo in evidenza nuove e complesse problematiche alle quali bisogna essere preparati per fornire una efficace risposta.
Mai come in questo periodo storico , in tempo di “pace“, le Forze Armate Italiane sono state coinvolte così attivamente e massicciamente su vari scenari di crisi internazionale.
Sempre più spesso le missioni avvengono su mandato di vari organismi Internazionali (ONU, UE…) ed assumono caratteri di missioni di peace keeping, peace enforcing, peace building. Accanto ai compiti istituzionali in Patria, sempre più le Forze Armate sono chiamate ad intervenire in zone ad alto livello di instabilità politica, sociale ed economica, caratterizzate in genere da bassi standard igienico sanitari.
La maggior parte delle missioni nelle quali siamo coinvolti ci vedono intervenire accanto a contingenti militari di varie nazioni Europee ed extraeuropee (combined) e in tutti gli scenari sono presenti le componenti aerea, terrestre e navale (Joint).
Alla luce delle nuove necessità i servizi sanitari delle Forze Armate devono essere in grado di fornire un adeguato supporto sanitario alle forze in campo, compito che assume sempre più carattere di complessità, dovuto all’esigenze di igiene ambientale, di igiene preventiva, copertura vaccinale, supporto medico chirurgico agli uomini e donne impiegate, capacità di trasporto ed evacuazione.
In considerazione della velocità con cui le situazioni di crisi si determinano e del fatto che le zone di intervento possono interessare zone geografiche molto lontane dal territorio nazionale, le Forze Armate tutte e, per quanto ci riguarda, la componente sanitaria, deve essere altamente “proiettabile” e “rapidamente rischierabile”.
Il servizio sanitario dell’AM, proprio per le connaturate caratteristiche di prontezza e di alta proiettabilità, si è trovato a dover affrontare e risolvere le nuove problematiche.
E’ stato avviato, a fronte di tali difficoltà, un processo di trasformazione e rimodellamento finalizzato a dare risposta, nei limiti delle risorse a disposizione, alle complesse esigenze emergenti.
Si è cercato, in particolare, di migliorare il servizio di Aeroevacuazione avanzata, tattica e strategica e sono stati costituiti, inoltre, dei presidi sanitari dedicati che hanno acquisito la capacità di trasporto in biocontenimento.
In tale ultimo ambito, altamente specialistico, (solo UK ed USA oltre l’Italia possiedono una tale capacità), si è sviluppata una intensa collaborazione con strutture sanitarie civili di eccellenza nel campo delle malattie infettive, della Protezione Civile e dell’OMS. Tutto il personale addetto svolge periodicamente programmi di addestramento che si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenimento della prontezza operativa, dimostrata da diversi interventi reali eseguiti con ottimi risultati.
Si sono acquisite specifiche professionalità di frequente impiego (anestesisti, chirurghi ) ed il personale medico ed ausiliario è stato inserito in periodici programmi di addestramento, internazionalmente riconosciuti, per le specifiche attività di impiego ( BLS®, ATLS®, PHTLS®, ACLS®, MIMMS®.)
E’ necessario sottolineare l’importante ruolo della componente sanitaria nelle missioni di pace. Questo settore delle Forze Armate è infatti quello che per le sue connaturate caratteristiche, meglio di altri si presta a stabilire un rapporto fiduciale con le popolazioni locali in quanto l’attività del medico militare va ben oltre il momento prettamente operativo di contatto con il paziente o il ferito in zona di operazione. Tale aspetto si è dimostrato di fondamentale importanza in molte delle missioni citate.

A tale proposito si segnalano le otto missioni umanitarie (Ridare la luce) svolte a partire dal 2004 ad oggi, dal Servizio Sanitario dell’AM in collaborazione con l’AFMAL (Associazione Fatebenefratelli per i malati lontani).
“Ridare la luce” nasce da una grande intuizione.
Risolvere un problema che coinvolge milioni di persone con:
 Missioni di breve durata 10 -12 giorni; Staff di altissima professionalità ma ridotto numero; Relativamente bassi costi (circa €. 200 ad intervento per il materiale sanitario monouso); Possibilità di assicurare standard qualitativi di intervento pari a quelli europei; Risoluzione definitiva del problema con un intervento che consente una buona visione per il resto della vita.
Con questo progetto concretamente si ridà la luce a chi nel buio ha trascorso buona parte della sua esistenza.
Dal 2004 sono state fino ad oggi espletate 8 missioni compiute in:
– 2 in MALI (Gao)
– BENIN
– TOGO-GHANA
– MALI (Gao e Ansongo – Novembre 2006)
– MALI – GHANA (Gao e Asafo – Giugno 2007)
– MALI (Gao e Ansongo – Novembre 2007).
– GHANA – CIAD (Accra e N’Djamena – Giugno 2008)
Grazie al progetto sono state visitate più di 17.000 persone e sono stati operati di cataratta, con successo, circa 3.000 non vedenti; oggi grazie a “Ridare la luce” più di 1.000 bambini guida (bambini costretti a vivere in simbiosi con i non vedenti praticamente privati della libertà personale), possono andare a scuola, giocare, socializzare come tutti gli altri bambini.
Questa attività, oltre al fine di aiutare chi ha bisogno, consente di investire in termini di prevenzione contro quelle emergenze sanitarie che possono trasformarsi un domani in crisi sociali, con ripercussioni internazionali.

SOLDATI DI PACE IN SCENARI OPERATIVI

Il giorno 8 novembre 2008 in Assisi, presso il Convitto Nazionale Principe di Piemonte, si è avuto un convegno di grande spessore culturale “Soldati di pace in scenari operativi”. Un tema che ha lacapacità di far progredire ampiamente la cultura di pace nella nostra Italia ed altrove. Ha coordinato la prof: Catia Eliana Gentilucci. Ispiratori del convegno Uniglobus – PUSA University ed Assisi Pax International. Hanno presenziato e relazionato grandi nomi sia delle nostre Forze Armate come del mondo culturale di cui ricordiamo i nomi al termine di questo scritto.
Il Convegno ha aiutato a pensare una cultura di pace anche all’interno delle forze armate inmodo da rendere reale la nostra capacità di aiutare le genti senza operare con violenza.
A giorni sarà disponibile un CD che conterrà gli interventi.
Sono intervenuti:
– Prof. Giorgio Cegna, Rettore Uniglobus-Pusa Univers;
– fr. GianMaria Polidoro, di Assisi Pax;
– Gen. Carlo Jean, esperto studi strategici
– Ten.Col. Sandro Calaresu (Stato Magg. esercito);
– Amm. Div. Rinaldo Veri, (Stato Maggiore Marina);
– Gen.Sq.Aerea Manlio Carboni(Capo Sanità Mil. Areon);
– Ten. Col. Pierandrea Andriulli (Stao Magg. Aeron.);
– C.Amm. Italo Franco Rossi;
– Gen.Div. Giacomo Guarnera (Dir.Cen.Mil. Studi Str.);
– Col. Giovanni Marchese (Capo Div.J9 Cim. Int.);
– C.te I Reg. Tuscania Paolo Nardone (Arma Car.);
– Prof. Andrea Margelletti (Dir. Centro Studi Int.);
– Prof. Fabrizio Battistelli (V.-Pres.Arch. Disarmo);
– Prof. Carlo Alberto Dell’Agnola (em. di Niguarda);
– Prof. Paolo Raneri (psicol. e psicoter.);
– Prof. Alessandro Bertirotti (Doc. Univ. di Firenze).

INFORMAZIONE
Dal 1961, anno dell’eccidio di Kindu, in cui rimase ucciso anche il Ten. Medico Remotti, ai giorni d’oggi, le condizioni di impiego dei servizi sanitari delle Forze Armate sono radicalmente cambiate.
Gli attuali scenari internazionali, infatti, hanno messo in evidenza nuove e complesse problematiche alle quali bisogna essere preparati per fornire una efficace risposta.
Mai come in questo periodo storico , in tempo di “pace“, le Forze Armate Italiane sono state coinvolte così attivamente e massicciamente su vari scenari di crisi internazionale.
Sempre più spesso le missioni avvengono su mandato di vari organismi Internazionali (ONU, UE…) ed assumono caratteri di missioni di peace keeping, peace enforcing, peace building. Accanto ai compiti istituzionali in Patria, sempre più le Forze Armate sono chiamate ad intervenire in zone ad alto livello di instabilità politica, sociale ed economica, caratterizzate in genere da bassi standard igienico sanitari.
La maggior parte delle missioni nelle quali siamo coinvolti ci vedono intervenire accanto a contingenti militari di varie nazioni Europee ed extraeuropee (combined) e in tutti gli scenari sono presenti le componenti aerea, terrestre e navale (Joint).
Alla luce delle nuove necessità i servizi sanitari delle Forze Armate devono essere in grado di fornire un adeguato supporto sanitario alle forze in campo, compito che assume sempre più carattere di complessità, dovuto all’esigenze di igiene ambientale, di igiene preventiva, copertura vaccinale, supporto medico chirurgico agli uomini e donne impiegate, capacità di trasporto ed evacuazione.
In considerazione della velocità con cui le situazioni di crisi si determinano e del fatto che le zone di intervento possono interessare zone geografiche molto lontane dal territorio nazionale, le Forze Armate tutte e, per quanto ci riguarda, la componente sanitaria, deve essere altamente “proiettabile” e “rapidamente rischierabile”.
Il servizio sanitario dell’AM, proprio per le connaturate caratteristiche di prontezza e di alta proiettabilità, si è trovato a dover affrontare e risolvere le nuove problematiche.
E’ stato avviato, a fronte di tali difficoltà, un processo di trasformazione e rimodellamento finalizzato a dare risposta, nei limiti delle risorse a disposizione, alle complesse esigenze emergenti.
Si è cercato, in particolare, di migliorare il servizio di Aeroevacuazione avanzata, tattica e strategica e sono stati costituiti, inoltre, dei presidi sanitari dedicati che hanno acquisito la capacità di trasporto in biocontenimento.
In tale ultimo ambito, altamente specialistico, (solo UK ed USA oltre l’Italia possiedono una tale capacità), si è sviluppata una intensa collaborazione con strutture sanitarie civili di eccellenza nel campo delle malattie infettive, della Protezione Civile e dell’OMS. Tutto il personale addetto svolge periodicamente programmi di addestramento che si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenimento della prontezza operativa, dimostrata da diversi interventi reali eseguiti con ottimi risultati.
Si sono acquisite specifiche professionalità di frequente impiego (anestesisti, chirurghi ) ed il personale medico ed ausiliario è stato inserito in periodici programmi di addestramento, internazionalmente riconosciuti, per le specifiche attività di impiego ( BLS®, ATLS®, PHTLS®, ACLS®, MIMMS®.)
E’ necessario sottolineare l’importante ruolo della componente sanitaria nelle missioni di pace. Questo settore delle Forze Armate è infatti quello che per le sue connaturate caratteristiche, meglio di altri si presta a stabilire un rapporto fiduciale con le popolazioni locali in quanto l’attività del medico militare va ben oltre il momento prettamente operativo di contatto con il paziente o il ferito in zona di operazione. Tale aspetto si è dimostrato di fondamentale importanza in molte delle missioni citate.

A tale proposito si segnalano le otto missioni umanitarie (Ridare la luce) svolte a partire dal 2004 ad oggi, dal Servizio Sanitario dell’AM in collaborazione con l’AFMAL (Associazione Fatebenefratelli per i malati lontani).
“Ridare la luce” nasce da una grande intuizione.
Risolvere un problema che coinvolge milioni di persone con:
 Missioni di breve durata 10 -12 giorni; Staff di altissima professionalità ma ridotto numero; Relativamente bassi costi (circa €. 200 ad intervento per il materiale sanitario monouso); Possibilità di assicurare standard qualitativi di intervento pari a quelli europei; Risoluzione definitiva del problema con un intervento che consente una buona visione per il resto della vita.
Con questo progetto concretamente si ridà la luce a chi nel buio ha trascorso buona parte della sua esistenza.
Dal 2004 sono state fino ad oggi espletate 8 missioni compiute in:
– 2 in MALI (Gao)
– BENIN
– TOGO-GHANA
– MALI (Gao e Ansongo – Novembre 2006)
– MALI – GHANA (Gao e Asafo – Giugno 2007)
– MALI (Gao e Ansongo – Novembre 2007).
– GHANA – CIAD (Accra e N’Djamena – Giugno 2008)
Grazie al progetto sono state visitate più di 17.000 persone e sono stati operati di cataratta, con successo, circa 3.000 non vedenti; oggi grazie a “Ridare la luce” più di 1.000 bambini guida (bambini costretti a vivere in simbiosi con i non vedenti praticamente privati della libertà personale), possono andare a scuola, giocare, socializzare come tutti gli altri bambini.
Questa attività, oltre al fine di aiutare chi ha bisogno, consente di investire in termini di prevenzione contro quelle emergenze sanitarie che possono trasformarsi un domani in crisi sociali, con ripercussioni internazionali.