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Ecologia è termine greco e significa “dottrina della casa" o scienza della casa. Di quella casa che è il mondo.
L'ecologia io preferisco chiamarla Pace con il creato per quella unità di visione del mondo che mi fa porre la pace come fondamento di ogni relazione creaturale sia dell'uomo con Dio, come dell'uomo con l'uomo e, come ancora, dell'uomo con le altre creature animate ed inanimate e di queste fra loro.
Il sapere ecologico viene sviluppato da uomini per gli uomini; esso deve trattare soprattutto del corretto abitare dell'uomo in questa casa dove Dio lo ha posto e che è il mondo. Per fare ciò abbiamo bisogno di regole ed io penso che noi possiamo trarre regole opportune da una sia pur semplice riflessione sulla prima pagina della Bibbia che riguarda la creazione.
Dice il libro biblico della Genesi a proposito dell'uomo e della donna:
" Dio li benedisse e disse loro:
siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra (Gen 1,28).
La regola data da Dio per il rapporto uomo/creazione è inclusa nei verbi soggiogatela (la terra) e abbiate dominio (sugli esseri viventi).
Sono certamente termini che alle nostre orecchie di uomini dall'ingente potere tecnologico possono suonare eccitanti. Ma non suonavano così ai nostri padri e progenitori, abituati a lottare duramente per mantenere un proprio spazio vitale.
Comunque l'intero discorso è chiarificato e precisato nel successivo capitolo:
"Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse" (Gen 2,15).
Coltivare o altro termine equivalente che si volesse usare, vuol dire portare la terra ad una situazione corrispondente ad un disegno: ad esempio quello di produrre il cibo necessario.
Custodire invece vuol dire non distruggere e non perdere quanto è dono del Signore: animali o piante o acque o monti che siano.
La saggezza dell'agire fra l'esigenza del coltivare e l'esigenza del custodire porta a quell'equilibrio da noi desiderato e che chiamiamo equilibrio ambientale.
Dunque sono da lasciar da parte quelle forme di emotività non agganciate al pensiero solido ed a regole che l'uomo può trovare. Per restare nel razionale, la difesa di ogni forma di vita, così come viene abitualmente proclamata a parole, non dovrebbe far distinzione fra la vita dell'agnello o del cagnolino e quella dell'insetto per cui è pronto l'insetticida o quella del vitello che viene mattato per farne scatolette di buona carne anche per cani e gatti. Purtroppo nel nostro mondo tanta gente non s'accorge della propria illogicità e porta confusione nel campo dei rapporti intercreaturali.
Presento ora un modello che, nella sua semplicità e poesia, cala nella realtà quotidiana la preoccupazione del coltivare e del custodire,
Tommaso da Celano, noto biografo di san Francesco che già ho citato, parlando dell'amore di Francesco per la creazione, ci traccia un profilo di sensibilità che coglie aspetti e delicatezze e serietà difficilmente immaginabili. In questo profilo c'è un dato che sottolinea l'equilibrio del Santo nel rapporto con il creato e lo fa a riguardo delle indicazioni che egli dava ai suoi frati per l'orto del convento. Può sembrare piccola cosa, ma sentite:
"Quando i frati tagliano legna, proibisce loro di recidere completamente l'albero, perché possa gettare nuovi germogli. E ordina che l'ortolano lasci incolti i confini attorno all'orto, affinché a suo tempo il verde delle erbe e lo splendore dei fiori cantino quanto è bello il Padre di tutto il creato. Vuole pure che nell'orto un'aiuola sia riservata alle erbe odorose e che producono fiori, perché richiamino a chi li osserva il ricordo della soavità eterna" (2Cel 165,11 in Fontes Franciscani).
L'orto dunque diviso in tre parti: una per le necessità dei frati, una per le erbe odorose e la bellezza dei fiori, ed una perché la natura selvatica potesse avere il proprio spazio.
Come dire: coltivare e custodire.
Solo se ci poniamo nella logica del coltivare e del custodire possiamo compiere interventi modificativi dell'ambiente con un minimo di credibile rispetto. Sì, perché dobbiamo essere sufficientemente convinti e dobbiamo ammettere che la presenza dell'uomo sulla terra (come, sia pure in altri termini, quella di ogni altro essere) è una presenza modificativa. Con questa differenza: che l'uomo incivile ed immotivato oggi tende a depredare l'ambiente (senza il timore che avevano i nostri antenati, di essere anche loro soggetti alla predazione) ed agisce senza troppa fatica e senza paura; mentre l'uomo civile sa trovare gli spazi ed i limiti della propria attività sulla terra.
Esattamente: coltivando e custodendo.
Una saggia ecologia può dunque apprendere una buona lezione dalla visione religiosa della creazione e dalla interpretazione che ne ha data Francesco.
Certamente al giorno d'oggi possiamo trovare metafore ed esemplificazioni diverse da quelle della vita pastorale e contadina per indicare il ruolo dell'uomo sulla terra. Possiamo cambiare i termini, ma i concetti del coltivare e del custodire, restano. Dipende da scienza e sapienza saper tracciare le strade da percorrere.
Si parla di zone protette; si parla di specie protette; si parla di chimica buona e di chimica cattiva; si parla di prodotti inquinanti o non inquinanti. Non sta a me dirimere le questioni che sono proprie degli scienziati. Ad ognuno il proprio compito. Mio compito, qui, è solo offrire piste di riflessione.
2/17/2008 12:53:00 AM

